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«Archivio Multimediale degli Attori Italiani», Firenze, Firenze  University Press, 2012.
eISBN: 978-88-6655-234-5
© Firenze University Press 2012

Attore > cinema, teatro, televisione
NomeGiulia
CognomeLazzarini
Data/luogo nascita24 marzo 1934 Milano
Data/luogo morte
Nome/i d'arte
Altri nomi
  
AutoreChiara Bettinelli (data inserimento: 18/12/2008)
Giulia Lazzarini
 

Sintesi | Biografia| Interpretazioni/Stile|

 

Sintesi

Giulia Lazzarini, attrice milanese, nasce nel 1934. Da giovane si trasferisce a Roma per studiare al Centro Sperimentale per la Cinematografia. Dopo alcuni tentativi  nel mondo del cinema approda con successo al Teatro e ritorna definitivamente a Milano. Lavora con quasi tutti i più grandi attori del secondo Novecento, collabora con la Compagnia dei Giovani, si lega professionalmente al Piccolo Teatro e al magistero di Giorgio Strehler. Con Strehler e il Piccolo Teatro dà vita a personaggi che entrano a far parte della storia del teatro italiano, come la mirabile Ariel ne La Tempesta di William Shakespeare, e Winnie in Giorni Felici di Samuel Beckett. Numerose sono le sue indimenticabili interpretazioni anche fuori dal Piccolo Teatro. Ritenuta una delle più grandi attrici teatrali degli ultimi cinquant’anni, sposa il teatro di regia come forma di espressione e incarna, attraverso la sua militanza nel Piccolo Teatro, i valori di un Teatro stabile pubblico.


Biografia

Giulia Lazzarini nasce a Milano il 24 marzo del 1934, figlia unica di genitori meneghini, trascorre la sua infanzia in una casa di Via Pacini.

Giovanissima si trasferisce a Roma per diplomarsi nel 1952 al Centro Sperimentale di Cinematografia. Suoi compagni di studi sono Folco Quilici, Domenico Modugno e Vittorio Congia, artisti che faranno anch’essi la storia dello spettacolo italiano degli anni ‘60 e ‘70. Terminati gli studi torna Milano, città che diviene il punto di riferimento, artistico e non, di tutta la sua vita.

I suoi esordi la vedono impegnata nel cinema e nella televisione. Il suo primo film, Destino, con la regia di Enzo di Giovanni è girato nel 1951 per una casa di produzione regionale, la Eva Film. Con Giulia Lazzarini, nel ruolo di Annamaria, figurano nel cast anche Domenico Modugno, Renato Valente e Gianni Vitale. L’anno successivo affronta la sua seconda esperienza cinematografica: Non ho paura di vivere, regista è stavolta Renato Taglioni e la Lazzarini interpreta il ruolo di Lisetta. Si rende però presto conto di non incarnare una tipologia di attrice adeguata alle esigenze del grande schermo. Dichiarerà infatti in proposito: “Ho capito subito che non mi avrebbero mai voluto per il cinema: era tempo di altri tipi femminili, di bellezze più rotonde e maliziose” (Da Grande e piccola Giulia, intervista di Edgarda Ferri in “Gran Milan”, n. 17, 1988). Per poter lavorare nello spettacolo si vede quindi costretta a cercare modalità e percorsi diversi che la porteranno a approdare al teatro.

E’ del 1954 il suo debutto teatrale, a Milano, al Teatro Olimpia, nella commedia I grattacieli di Guglielmo Giannini allestita dalla Compagnia degli Spettacoli Gialli nel ruolo di una perversa ragazzina squillo. Recita insieme a lei Laura Adani che resta per molti anni un’interprete alla quale la  giovane Lazzarini guarda con profonda ammirazione.

Nello stesso anno, ancora a Milano nel teatro di Via Manzoni, diretto allora da Ivo Chiesa, riscuote un notevole successo con La dodicesima notte di William Shakespeare, la regia è di Renato Castellani, la compagnia quella di Memo Benassi, Gianrico Tedeschi e, ancora una volta, Laura Adani. L’enorme successo di pubblico prolunga la permanenza dello spettacolo in cartellone e fa saltare a Giulia Lazzarini la scrittura per la Rosa Tatuata di Tennessee  Williams che doveva essere diretta da Luchino Visconti e che doveva vederla recitare ancora accanto a Laura Adani (da Il Coraggio di Madre Giulia, intervista di Eugenio Tacchini in “La Prealpina”, n.145, 27 giugno 1995 Varese).

Il 1954 è un anno importante per Giulia Lazzarini, il 3 gennaio nasce infatti la televisione italiana che molto contribuirà alla sua celebrità. L’attrice dà volto in televisione a numerosi personaggi del teatro, si cimenta nei caroselli e, in tempi più recenti in fiction e film per la TV, ma a renderla nota al grande pubblico sono gli sceneggiati, girati negli anni ’60 (I Miserabili, 1965, nel doppio ruolo di Cosetta e Fantina; Il Mulino del Po di Bacchelli, 1963, nel ruolo di Dosolina) che l’hanno fatta entrare nelle case di moltissimi italiani e l’hanno resa un volto familiare a tutti.

Attraverso la televisione, che nei suoi primi anni di programmazione, manda in onda moltissime pièce teatrali, rafforza la sua presenza nel teatro. L’attrice entra infatti a far parte della Compagnia Stabile di Teatro di Prosa per la tv, scritturata, tra il 1954 e il 1955, per dieci mesi, dalla RAI. In un solo anno la Compagnia realizza ben 11 messe in scena (la cui lavorazione, prove comprese, si concludeva al massimo in 20 giorni) in cui figurano come protagonisti gli attori più importanti della scena teatrale italiana, Giorgio Albertazzi, Laura Solari, Bianca Toccafondi e Renato de Carmine. L’attrice ricorda con piacere questi anni che le sembrano ricchi di speranze e di entusiasmi e che le permettono di partecipare alla messa in scena di alcuni dei testi più importanti del teatro italiano accanto ad artisti da cui ha la possibilità di trarre notevoli insegnamenti. In effetti la televisione dei primi anni è una grossa occasione per i giovani attori: i maggiori attori di teatro che in quegli anni calcavano le scene erano infatti intimoriti dalla resa in telecamera, e lasciavano spazio ai più giovani, disposti a scommettere sul neonato mezzo di comunicazione.

Il 1954 vede Giulia Lazzarini calcare in modo più continuo anche le tavole dei palcoscenici milanesi. Sempre con la Compagnia del Teatro di via Manzoni è infatti Marianna nel Tartufe di Molière insieme a Memo Benassi e, poco dopo, entra a far parte della Compagnia del Piccolo Teatro che sta portando in tournèe il già illustre spettacolo di Giorgio Strehler Arlecchino, servitore di due padroni dal testo di Carlo Goldoni. La Lazzarini interpreta Clarice nella seconda edizione dello spettacolo, durante la stagione 1954/55.

Nella stagione teatrale 1955/1956 inizia la grande avventura con il Piccolo Teatro di Milano. Entra a far parte della compagnia anche per la terza edizione di Arlecchino servitore di due padroni, che debutta ad Edimburgo, Royal Lyceum Theatre, in occasione del Festival di Edimburgo e poi parte in tourneè in Unione Sovietica e poi negli Stati Uniti. Dal 1955 in poi il suo nome rimane indissolubilmente legato alla Storia del Piccolo Teatro. Pur non disdegnando esperienze esterne, con altre illustri personalità del teatro italiano (nel 1957 veste infatti i panni di Miranda ne La tempesta, per la regia di Franco Enriquez in diretta televisiva nazionale dal Parco di Villa Giusti di Verona e fa parte per alcuni anni della Compagni dei Giovani) l’attrice incarna fedelmente i valori del teatro Stabile pubblico milanese con il quale affronta alcune delle più significative interpretazioni, non solo per la propria carriera ma anche per la scena italiana.

Nel 1958/59 entra a far parte stabilmente del gruppo di attori che lavorano al Piccolo Teatro di Milano. È in scena in questa stagione, sempre per il Piccolo Teatro di Milano, negli spettacoli Platonov e gli altri (aprile 1959) con la regia di Giorgio Strehler e Mercadet l’affarista  per la regia di Virginio Puecher, in quegli anni collaboratore di Giorgio Strehler.

Il 1959 vede ancora Giulia Lazzarini in televisione, all’interno della rassegna di teatro popolare curata da Diego Fabbri, interpreta il testo di Adolfo d’Ennery e Eugene Cormon Le Due Orfanelle riadattato per la televisione dallo stesso Fabbri. Inizia quindi a diventare un volto noto della televisione italiana e le viene proposto di entrare nel cast di famosi caroselli, la fortunata formula pubblicitaria dei primi anni della TV. Il primo è del 1957, accanto ad Alberto Lionello e Elio Corvetto, per una famosa marca di dado da brodo; continua poi nel 1962 e nel 1963 con due buffe serie per la pubblicità di un noto formaggio accanto a Cesco Baseggio e a giovani esponenti della musica italiana degli anni Sessanta: Gino Paoli, Giorgio Gaber, Sergio Endrigo (Marco Giusti, Il Grande Libro di carosello, Frassinelli 2004, pag.314 e 540). La sua esperienza di testimonial non si ferma ai caroselli ma si allarga anche alla moderna pubblicità. Nella seconda metà degli anni Settanta invita infatti le donne italiane ad acquistare macchine da cucire. E’ un attrice che non disdegna snobisticamente gli introiti economici che le derivano dalla pubblicità e in modo semplice e sicuro di sé ad un giornalista che, nel 1977, insinua un controsenso tra la sua partecipazione ai grandi spettacoli del Piccolo Teatro e le sue apparizioni in pubblicità altamente commerciali replica in modo deciso: “Per la pubblicità sono pagata così come ricevo lo stipendio dal Piccolo. Mi vendo all’industria ma altrettanto faccio nei confronti del teatro.” (da Mi vendo al Teatro come in pubblicità, intervista in “Il Lavoro”, Genova 25 Novembre 1977).

La stagione 1959/60 è di fondamentale importanza per l’attrice. Recita ancora per il Piccolo Teatro di Milano e, sempre come interprete di Clarice, segue la tournée di Arlecchino servitore di due padroni, che la porta a fare il giro del mondo, recita al City Center Theatre di New York, a Philadelfia, a Washington, a Los Angeles, a San Francisco, in Canada e poi a Bucarest, a Mosca, ospite del Maly Theatre e a Leningrado.

Poco prima di partire per gli Stati Uniti, nel febbraio del 1960 sposa, a Gardone Riviera, il collega Vincenzo de Toma (conosciuto anni prima all’epoca della sua prima esperienza in palcoscenico, con I Grattacieli) con il quale avrà pochi anni dopo una figlia, Costanza. Il marito di Giulia Lazzarini muore nel novembre del 1977.

Dalla tournée di Arlecchino del 1960 la carriera della giovane attrice si lega sempre più intensamente alla vita artistica del Piccolo Teatro e, per naturale conseguenza, alle scelte artistiche di Giorgio Strehler, regista del teatro.

Tra il 1965 e il 1970 si riducono notevolmente le messe in scena teatrali dell’attrice per la televisione, pur essendo una stagione molto florida per il teatro televisivo. Aumentano parallelamente i grandi spettacoli con le compagnie di prosa italiane, oltre a quella del Piccolo Teatro, l’attrice si lega, dal 1968 al 1970 alla Compagnia dei Giovani con De Lullo, Rossella Falk e la Albani. Partecipa alla messa in scena de L’amica delle mogli di Pirandello, Hedda Gabler di Ibsen e Victor ovvero I bambini al potere di Roger Vitrac, allestite nel periodo d’oro della compagnia (Antonio Audino, La compagnia dei giovani, 1954/1974 Una stagione del Teatro italiano, Roma Editalia 1995). La Compagnia dei Giovani, riconosciuta da più parti come una delle esperienze teatrali più significative del dopoguerra italiano, negli anni 60 e 70 predilige un repertorio classico non segnato da particolari sperimentalismi e senza concessioni al clima di ribellione artistica di quegli anni, cavalcando il proprio successo e vivendo il divismo della Roma di quegli anni. È curioso constatare la diversità di esperienze che caratterizzano Giorgio Strehler e Giulia Lazzarini (già legati alla fine degli anni 60 da una stretta relazione maestro-allieva), l’uno abbandona il teatro pubblico, lasciando Paolo Grassi al timone del Piccolo Teatro e fondando a Roma, tra il 1969/70, il TeatroAzione, l’altra si accosta all’espressione più classica del teatro italiano, la Compagnia dei Giovani appunto, accusata più volte di chiudere gli occhi di fronte ai venti di rinnovamento che soffiavano in Italia. 

All’inizio degli anni ‘70 l’attrice si dedica quasi esclusivamente alla televisione e arriva ad una popolarità nazionale nel 1973 grazie allo sceneggiato Il Mulino del Po, con la regia di Sandro Bolchi, tratto da un romanzo di Bacchelli. La popolarità dell’attrice che interpreta il ruolo di Dosolina arriva alle stelle tanto che quando, per esigenze di copione, il suo personaggio muore la produzione riceve numerose lettere di protesta. Dosolina in realtà non è un personaggio di primo piano nella vicenda raccontata ma Bacchelli decide di permearlo di un realismo poetico che sembra essere stato incarnato perfettamente dall’attrice che pur non avendo la fisicità di una contadina ferrarese, con le sue doti di attrice e la sua minutezza fisica, riesce a bucare il video e a conquistare il pubblico.

Dal 1974 l’attrice farà solo parte della compagnia del Piccolo Teatro. Sono gli anni delle grandi produzioni del teatro milanese. La seconda edizione de Il giardino dei ciliegi, l’incontro con Bertold Brecht ne L’opera di tre soldi, Le balcon di Jean Genet per la regia di Carlo Battistoni, stretto collaboratore di Strehler, con il quale l’attrice si sposerà dopo la morte del primo marito, rendono la carriera dell’attrice sempre più brillante e i ruoli interpretati le permettono di crescere dal punto di vista della recitazione.

In questi anni l’interpretazione che la consacra alla memoria degli studiosi e degli amanti del teatro è sicuramente quella, nel 1978, dell’etereo folletto Ariel nella Tempesta di Shakespeare, per la regia di Strehler. Lo sforzo fisico e il rigore dell’interpretazione si intrecciano indissolubilmente all’immagine, quasi celestiale, di una creatura che scende volando in palcoscenico dall’alto della graticcia, ancorata  un’imbracatura ad un solo cavo d’acciaio al quale è letteralmente appesa. Incarna in questo modo perfettamente il legame con l’aria di cui sembra che il personaggio si nutra, che vuole essere, nella volontà del regista, un batuffolo di lana dal quale spuntano due manine e due piedini, che sfida la legge di gravità. Nei panni del personaggio shakespeariano l’attrice compie lunghe tournèe che la portano sui palcoscenici di tutto il mondo, fino alla stagione 1984/85, ultima stagione di messa in scena dello spettacolo.

Nello stesso anno di debutto de La Tempesta Giulia Lazzarini lavora anche con Carlo Battistoni, regista collaboratore di Giorgio Strehler e futuro marito dell’attrice, nella messa in scena di Minnie la candida di Massimo Bontempelli. L’interpretazione dell’attrice è accolta da un coro di elogi di critica e pubblico e, soprattutto, le regala l’autorità dei grandi interpreti, l’attrice riconosce infatti nella sua prova uno dei suoi più importanti traguardi professionali.

Subito dopo il termine delle repliche di Minnie la Candida  Giorgio Strehler la sceglie come protagonista di Atto senza parole tra giorni felici di Samuel Beckett. Il personaggio di Winnie entra a far parte della storia della messa in scena teatrale italiana grazie alla sublime interpretazione dell’attrice e alla intensa regia di Strehler. Il faticoso spettacolo, nel quale Giulia Lazzarini recita immersa nella sabbia, muovendo solo le braccia e la testa, viene ripreso dall’attrice fino alla stagione 2005/2006, con alcune variazioni nella messa in scena.

Il legame professionale con Giorgio Strehler viene sancito dalla messa in scena, nella stagione 1986/87, di Elvira o la passione teatrale. Lo spettacolo, che sonda, attraverso le lezioni agli attori del Maestro Louis Jouvet, le dinamiche sottese all’arte dell’insegnamento dell’attore, vede confrontarsi Giulia Lazzarini, nei panni dell’allieva, e Giorgio Strehler, nel ruolo del maestro.

D’ora in poi l’attrice garantisce il successo a tutti gli spettacoli di cui è interprete, da ricordare Faust - frammenti  di Goethe, per la regia di Strehler, L’intervista di Natalia Ginsburg, testo scritto appositamente per l’attrice, con la regia di Carlo Battistoni, Arlecchino, servitore di due padroni, nell’edizione detta “dell’addio”, Il Campiello di Goldoni per la regia di Strehler e tanti altri. Ogni spettacolo ha sempre enorme successo e contribuisce sempre di più nel tempo a legare il nome dell’attrice a quello del Piccolo Teatro.

Dopo la morte di Strehler, nel 1997, l’attrice porta avanti la ripresa dello spettacolo Giorni Felici e lavora anche con altri registi, ad esempio Cesare Lievi che l’ha diretta, accanto ad Umberto Orsini, in Erano tutti miei figli di Arthur Miller. Nel 2002, con Giancarlo Cobelli invece  ha messo in scena Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller per il Teatro Eliseo di Roma, tutti spettacoli che confermano l’eccellenza della recitazione dell’attrice.

Dopo aver affrontato il lutto per la perdita del secondo marito, Carlo Battistoni, avvenuta nell’estate del 2004, continua a recitare portando sui palcoscenici italiani e mondiali il personaggio di Winnie in Giorni Felici di Beckett. Nel 2005 accetta dal Piccolo Teatro di Milano un’ulteriore sfida: partecipare al riallestimento di uno storico spettacolo di Strehler Temporale di Strinberg nel ruolo di Gerda. La sfida anche stavolta è vinta: in questo spettacolo, secondo la critica, l’attrice “si confronta con ruolo, quello di Gerda, lontano dai suoi personaggi abituali, lanciandosi senza rete nella contorta psicologia di una donna ambigua, regalandoci un’alta lezione di stile”(da Il Temporale smuove i pensieri di Maria Grazia Gregori, in “L’Unità” ,15 aprile 2005). Lo stile inconfondibile di Giulia Lazzarini.


Interpretazioni/Stile

“Ricordo Giulia la prima volta che l’ho incontrata in un teatrino dove facevo delle audizioni?.Giulia recitò allora una scena di Piccola Città?.recitò come oggi. La stessa chiarezza, la stessa tenace dolcezza, la stessa semplicità. Mancava, come dire, soltanto la profondità di oggi, lo spessore di oggi, cioè lo spessore della vita che passa sopra di noi ed anche e sopra dentro di lei. Ecco, il cammino di Giulia è stato questo, di recitare più profondo e più giusto con motivazioni profonde” (Giorgio Strehler dal programma di sala dal Piccolo Teatro di Milano, Stagione 1981/82).

Queste parole di profonda ammirazione pronunciate da Giorgio Strehler, uno dei più grandi registi del 900 italiano, nei confronti di Giulia Lazzarini aiutano a comprendere quanto in lei il talento sia innato. Sin dall’inizio della sua carriera è la parola semplicità a caratterizzare le recensioni delle sue interpretazioni, una semplicità ed una facilità in scena che hanno il peso della profondità sotto l’aspetto della leggerezza e della felicità d’invenzione.

Il percorso artistico dell’attrice l’ha portata a confrontarsi con le maggiori personalità del teatro italiano e con diversi metodi di recitazione per giungere alla fine alla conquista di un suo originale modo di essere in palcoscenico.

All’inizio della sua carriera frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, in quegli anni le scuole di recitazione non erano numerose e quello era uno dei pochi corsi a offrire sbocchi per lavorare nel mondo dello spettacolo. Il suo desiderio, sin da giovane, è quello di lavorare nel cinema, ma la sua corporatura, piccola e minuta, in un periodo nel quale erano le donne formose ad avere la meglio sul grande schermo, non glielo permette. Giulia si dedica così alla carriera teatrale. In realtà il suo fisico, all’inizio della carriera, non le dà facile accesso ai ruoli da protagonista, l’attrice interpreta sempre parti da ragazzina (I grattacieli), o da bambina (Victoir), oppure è figlia o gracile moglie e deliziosa Clarice nelle prime edizioni di Arlecchino, servitore di due padroni.

Nei primi anni della sua carriera si mette in luce anche grazie alle interpretazioni di sceneggiati televisivi con la regia di Sandro Bolchi. Di particolare rilievo l’interpretazione di Dosolina in Il Mulino del Po. La semplicità dell’attrice dà consistenza al personaggio di una contadina ferrarese la cui figura Sandro Bolchi vuole ammantata di realismo poetico, figura che pur avendo per sé poche battute riesce a conquistare il grande pubblico.

Dopo questa esperienza si stacca progressivamente dalla carriera televisiva per dedicarsi completamente al teatro, la sua recitazione si confronta con i grandi del teatro italiano e la sua recitazione risulta sempre più misurata e accurata, ma non si identifica, all’inizio, con un particolare metodo. Dagli anni Sessanta l’attrice compie un salto di qualità molto forte sia nelle tecniche recitative sia nelle scelte dei personaggi da interpretare, si confronta con formazioni teatrali collaudate, [...] lavora con la Compagnia dei Giovani, e crea una sua compagnia con Giulio Bosetti, ma dalla metà degli anni ‘70 decide di affidarsi sempre di più a Giorgio Strehler e al Piccolo Teatro.

Dal punto vista delle scelte recitative la svolta arriva nel 1963, quando Giorgio Strehler la vuole per interpretare il personaggio di Virginia, figlia di Galileo, in Vita di Galileo di Bertolt Brecht da lui diretto. In questo spettacolo Strehler guida l’attrice al progressivo distacco dal cliché drammatico ed emotivo nel quel rischiava di rinchiudersi. È questa l’occasione per la giovane attrice di confrontarsi, attraverso la mediazione del grande regista, con uno dei metodi recitativi più faticosi, il metodo brechtiano. Il metodo brechtiano, sempre impuro, ovvero mediato da Giorgio Strehler, dal 1963 in poi verrà sempre applicato dall’attrice, Brecht aiuta l’attrice a sganciarsi da taluni personaggi compressi, tormentati, e schiacciati da situazioni insostenibili con le quali l’attrice faticava a confrontarsi.

Dagli anni Sessanta Giulia Lazzarini si avvicina sempre di più al Piccolo Teatro di Milano, primo Teatro Stabile pubblico in Italia. La sua affezione nei confronti non solo del magistero registico di Strehler ma anche nei confronti dell’istituzione Piccolo Teatro ritorna spesso nelle sue parole: “lavorare con un teatro stabile significa mettersi al servizio dell’intendimento, della linea di condotta, del progetto tratteggiato dal suo direttore. Ciò non significa affatto che l’attore sia strumentalizzato, ma che l’interprete si inserisca armoniosamente all’interno di un progetto ampio, di un cammino che è quello globale del teatro e non suo personale. Chi vuole fare un percorso solo suo è bene che esca dal teatro stabile e organizzi una compagnia privata in modo da poter fare i testi che preferisce. Ma questo non è il mio desiderio” (Giulia Lazzarini nelle testimonianze raccolte in AA.VV., Giorgio Strehler e il suo Teatro, a cura di Federica Mazzocchi e Alberto Bentoglio, Roma, Bulzoni, 1997, pag.282). Da allora sino ad oggi, quindi dopo la morte di Strehler, avvenuta nel 1997, Giulia Lazzarini si riconosce nel Piccolo Teatro, ma soprattutto il Piccolo Teatro si riconosce in lei. Sono da ricordare, in spettacoli per la regia di Strehler al Piccolo, le interpretazioni dell’attrice di Ariel, nella Tempesta del 1978, oltre che la sua partecipazione ai due grandi progetti condivisi con Strehler tra gli anni Ottanta e Novanta, ovvero Elvira o la passione teatrale (per l’inaugurazione del Teatro Studio) e il Faust di Goethe.

Proprio per la consonanza di intenti con il Piccolo Teatro, oltre che per la straordinaria bravura dell’attrice, oggi possiamo rivedere, anche dopo la morte del regista, uno spettacolo di altissima tecnica teatrale come Giorni felici, di Beckett. Lo spettacolo, la cui prima edizione è del 1982, è un punto d’arrivo per Giulia Lazzarini che interpreta il personaggio di Winnie. L’attrice da luogo ad una delle interpretazioni più determinanti della sua carriera in condizioni particolarmente disagiate, sulla scena infatti è dapprima immersa nella sabbia fino alla vita e poi fino al collo. È l’interpretazione alla quale l’attrice è più affezionata; si legge nel programma di sala dello spettacolo: “Il personaggio di Winnie è quello che ho sentito di più dentro la mia carne. È il personaggio più adulto che ho interpretato nella mia carriera perché per via del mio aspetto fisico ho sempre dato volto ai personaggi più giovani. Winnie è stato il ruolo che mi ha portato avanti in tutti i sensi, facendomi acquisire una notevole maturità artistica. Per interpretarlo ci ho messo una gran fatica [...]. Mi ha tanto affaticato e tanto cambiato che mi ha lasciato dentro la voglia di riprovare a riprenderla a cicli, di tenermela vicino come una volta facevano gli attori [...]. Ci sono dei personaggi, come Re Lear, che appartengono alla tua vita per sempre. Per me Winnie è uno di questi”.

Lo spettacolo è stato riportato in scena dal Piccolo nel 1998-99, da allora fino ad oggi la [...] Lazzarini stupisce gli spettatori con la poetica fiducia nell’uomo di Strehler e con la sua magistrale interpretazione.  

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